Brain 2 Brain

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La Brain 2 Brain Creative Baby Pooley (aka Ivonne Citarella) ha intervistato Prince Paskua per noi.
Buona lettura in attesa dell'evento :-)


Ivonne Citarella: Come è nata l’idea del Manifesto con Morin?

Prince Paskua : L'idea di scrivere questo manifesto è nata da Pierre Gonod, Edgar Morin e me spinti da un sentimento di urgenza ad agire davanti alla constatazione dello stato del mondo e alla sensazione di imminente catastrofe (una paranoia critica o una lucidità). Il fatto è che la crisi non è stata solo una crisi finanziaria sistemica, noi siamo stati preceduti da un appello lanciato dagli intellettuali dei Caraibi durante i disordini in Guadalupa. (si noti che queste segnalazioni non provengono solo da una capitale occidentale, ma anche dagli antipodi esotici così come le rivolte delle periferie emarginate ...) 


Ivonne Citarella: Quale è il messaggio percepito dal mondo dalla tua arte?

Prince Paskua : Non so che cosa "il mondo" veda nella mia arte. So che Edgar Morin, peraltro un esperto in arti visive contemporanee, ha percepito nel mio processo creativo, e forse anche nella mia personale avventura, la mia storia individuale e l'impegno politico della mia "arte" - il mio “artivismo”- una metafora del principio della metamorfosi (la poïesis greca?).

Ivonne Citarella: Il tuo Manifesto per la metamorfosi del mondo ha proposto sette linee guida principali: riforme politiche, politica dell’umanità e della civiltà, riforme economiche, riforma sociale, riforma del pensiero, riforma dell’educazione, riforma della vita, riforma morale per cambiare il nostro mondo in crisi. Cosa rispondi alla critica più probabile che si tratti di un manifesto utopico?

Prince Paskua : Essenzialmente il Manifesto ha una forte criticità perché ”utopico”. Ammetto anche che l’aspetto messianico di un appello possa infastidire i più pessimisti dei lettori così come quelli che si adagiano sul fatto che l'umanità stia correndo verso l'abisso. Tuttavia, sarebbe veramente utopistico credere che si possa percorrere oltre questa strada e che i discorsi incentrati sul pensare di "rifondare" un sistema in collasso sono totalmente irresponsabili.
Non si ricostruirà nè il muro di Berlino nè le Torri Gemelle a New York (note anche come il World Trade Center, che a mio parere, è stato l’obiettivo attaccato dai terroristi ...). Inoltre, non si propone in questo testo il desiderio di una governance globale. 
Il Manifesto è scritto in un momento nella storia, nel quale l'umanità è ad un bivio - dove la sfida stessa della sua sopravvivenza e dell'umanità è chiesta. Si è preparati ad una constatazione drammatica che prende atto degli errori e le vie proposte (che non sono proposte da un programma politico) sono quelle che riteniamo di dover seguire per capire la complessità del mondo e dell'umanità, anche se la nostra intuizione ci porta a credere che le possibilità di metamorfosi, se reali, sono anche improbabili. Siamo in piena distopia ... 
Per quel che mi riguarda se fossimo sulla strada dell'utopia (e se questa utopia fosse pirata), mi sento in ottima compagnia con Edgar Morin e Pierre Gonod ... 


Ivonne Citarella: Pensi che la metamorfosi inizi da una consapevolezza profonda individuale e sia cioè un processo individuale o si tratti piuttosto di un processo collettivo che agisce sui singoli come un meme?

Prince Paskua: Come indicato nel Manifesto, il processo di metamorfosi può essere descritto come la somma di azioni e reazioni di iniziative individuali e collettive. Noi, ovviamente, non possiamo prevedere a lungo termine, ciò che ne emergerà, salvo la restaurazione dell’uomo o la sua distruzione. Sappiamo che questo processo esiste, anche nelle società più tradizionali (in contrasto con il termine moderno) e che la storia ci insegna che "ogni innovazione, ogni creazione inizia da una devianza estremamente originale, a volte concentrata in un singolo individuo e che se si riesce a tutelare e diffondere, finisce col diventare una forza storica ", per citare Edgar Morin. Il Manifesto è sia una profezia del caos sia un invito ad impegnarsi sulle strade della conoscenza, di comprensione e di messa in pratica individuale e collettiva per innescare un processo di metamorfosi (e non per costruire un nuovo sistema di credenze) . 


Ivonne Citarella: La tua arte ti ha ispirato nella tua scelta di vivere in Polinesia? Se si perché?

Prince Paskua: Io sono evidentemente sensibile al mio ambiente quotidiano e spesse volte ho posato il mio sguardo sull'orizzonte. 
Oltre le mie derive psico-geografiche, da solo su una barca a vela per anni dopo la mia partenza dal porto di Ortigia, io mi sono anche confrontato con un'altra cultura, con un’alterità che mi ha aiutato almeno a conoscere me stesso. 
Inoltre, la scoperta di un elemento fondamentale e caratteristico della cultura polinesiana, il "mana", che può essere tradotto come "presenza", ha orientato delle ricerche verso la singolare espressione di questa "presenza" o più precisamente di questa "presenza di assenza", piuttosto che accontentarmi di una "rappresentazione" più o meno falsa, più o meno intelligente, come è il caso dell'arte occidentale. Il mio espressionismo è "sciamanico", nel senso in cui cerca di indagare la mia evidenza e di confrontarmi direttamente a una risorsa primaria (e non ci vedremo alcun desiderio di trascendenza - l'uomo non sarà superato). La mia pratica artistica è "immaginalista", per prendere in prestito una termine di Avicenne, perché mi apre delle porte "d'oro" ... 
Infine, non mi stupisce da un punto di vista storico e politico, che il rovesciamento del mondo al contrario possa iniziare dagli antipodi e dai margini delle nostre città continentali.

Ivonne Citarella: Stai avendo riconoscimenti e premi in tutto il mondo (ricordiamo l’esposizione nel 2007 a Barcellona e Parigi , nel 2008 a New York e Tahiti, nel 2009 in Australia e Corea. Quali cose ti hanno maggiormente influenzato in questo processo ?

Prince Paskua :Questo è un gioco di apparizione / sparizione. La rappresentanza e la sua presenza. La visibilità suppone l'invisibilità. Io firmo con uno pseudonimo ... infatti, organizzo la mia scomparsa.

Ivonne Citarella: Parlaci della tua crisalide...

Prince Paskua: Io dipingo per mettere alla porta le parole. I miei lavori sono la parte visibile della mia "crisalide" – che è il mio corpo sensibile e che pensa (il che sarebbe un vero e proprio festival di "Paskua", se fosse esposto). 


Ivonne Citarella: Quali di queste definizioni ti descrivono meglio: “outsider”, “anartiste” o “tahua”?

Prince Paskua. Non mi piacciono le definizioni, perché riducono ciò che non è, a quello che non è mai stato. Dicono che io abbia apprezzato che alcuni polinesiani mi abbiano chiamato "Tahua" che significa "stregone", "Shaman", letteralmente "colui che vede", così come di essere stato il primo indigeno bianco ad essere selezionato per il festival del Pacifico Storm Dreaming in Australia ...

FRENCH VERSION (QUESTIONS ARE IN ENGLISH)

1) How did the idea of the Manifesto with Morin born?
L'idée d'écrire ce Manifeste est née entre Pierre Gonod, Edgar Morin et moi d'un sentiment d'urgence à agir devant le constat de l'état du monde et de la sensation de l'imminence d'une catastrophe (une paranoïa critique ou une lucidité ?). Et que la crise n'était pas seulement une crise financière mais systémique... Nous avons du reste été précédé par un appel lancé par les intellectuels antillais pendant les émeutes en Guadeloupe. (remarquez que ces alertes ne proviennent pas seulement d'une capitale occidentale mais d'antipodes exotiques, comme les insurrections qui viennent des banlieues marginalisées...)

2) What 's the message perceived by the world from your art?
Je ne sais pas dire ce que "le monde" perçoit de mon art. Je sais qu'Edgar Morin, par ailleurs un expert en arts visuels contemporains, a perçu dans mon processus de création, ainsi peut-être que dans mon aventure personnelle, mon histoire individuelle, et l'engagement politique de ma pratique "artistique" - mon "artivisme" - une métaphore du principe de métamorphose (la poeïsis grecque ?).

3) Your Manifesto for the Metamorphosis of the World has proposed "7 main guidelines" (political reform, politics of humanity and civilization, economic reform, social reform, reform of thought, education reform, reform of life, moral reform) to change our doldrums world. What do you answer to the most likely critic that it could result too much "utopian"?
L'essentiel de la critique de ce manifeste porte sur son côté soi-disant "utopique". Je reconnais pour ma part volontiers que le côté messianique d'un "appel" puisse agacer les plus pessimistes des lecteurs ainsi que ceux qui s'accomodent tous les jours d'une humanité courant vers l'abîme. Cependant, il serait véritablement utopique de croire que nous pourrions continuer plus longtemps sur cette voie et que les discours de "refondation" d'un système en cours d'effondrement sont totalement irresponsables. On ne reconstruira ni le mur de Berlin, ni les Twin Towers à New York (autrement appellées World Trade Center, ce qui, à mon avis, a été réellement la cible attaquée par les terroristes...). Par ailleurs, il n'est pas proposé dans ce texte le souhait d'une gouvernance mondiale.
Le manifeste est écrit à une époque historique où l'humanité est à la croisée des chemins - où l'enjeu même de sa survie en tant qu'humanité est posée. Un constat dramatique y est dressé parce que constat d'erreurs, et les voies proposées ( qui ne sont pas des propositions d'un programme politique) sont celles que nous pensons devoir suivre pour comprendre la complexité du monde et de l'humanité, même si notre lucidité nous porte à croire que les possibilités de métamorphoses, si elles sont réelles, sont bien improbables. Nous sommes en pleine dystopie...
En ce qui me concerne, si nous étions sur le chemin d'une utopie (et si cette utopie était pirate), je me sens en trés bonne compagnie avec Edgar Morin et Pierre Gonod...

4) Do you think that the metamorphosis process starts first from the single deep consciousness (individual process) or is it a collective process influencing the individuals like a "meme"?
Comme il est dit dans ce manifeste, le processus de métamorphose peut être décrit comme l'addition des actions et rétroactions des initiatives individuelles et collectives. Nous ne pourrions évidemment pas prévoir à long terme ce qui en ressortira, sauf la restauration de l'homme, ou sa destruction. Nous savons que ce processus existe, même dans les sociétés humaines les plus traditionnelles (en opposition au terme moderne), et que l'histoire nous enseigne que « toute innovation, toute création commence par une déviance extrêmement marginale, parfois concentrée en un seul individu et qui, si elle parvient à se protéger et à se diffuser, finit par devenir une force historique », pour citer Edgar Morin. Le manifeste est à la fois une prophétie du chaos et un appel à s'engager dans des voies de connaissance, de compréhension et de mises en pratique individuelles et collectives pour déclencher un processus de métamorphose (et non pour batir un nouveau système de croyances).

5) Has Your art experienced a greater inspiration in your choice of living in Polynesia? If yes why?
Je suis évidemment sensible à mon environnement quotidien et j'ai eu souventes fois à porter mon regard sur l'horizon.
Au delà de mes propres dérives psycho-géographiques en solitaire sur un bateau à voiles durant des années depuis mon départ du port d'Ortigia, je me suis aussi confronté à une autre culture, à une altérité qui m'aura permis au moins de m'aider à me connaitre moi-même.
Par ailleurs, la découverte d'un élément caractéristique et fondamental de la culture polynésienne, le "mana", que l'on pourra traduire par "présence", a orienté des recherches vers l'expression singulière de cette "présence" ou plus précisemment cette "présence de l'abscence" plutôt que me contenter d'une "représentation" plus ou moins mensongère, plus ou moins habile, comme c'est le cas dans l'art occidental. Mon expressionisme est "chamanique" en ce sens où il tente d'arpenter mon évidence et de me confronter directement à une source primale (et n'allez pas y voir une quelconque volonté de transcendance - l'homme ne sera pas dépassé). Ma pratique artistique est "imaginaliste" , pour reprendre un mot d'Avicenne, parce qu'elle m'ouvre des portes "d'or"...
Enfin, il ne m'étonne pas, d'un point de vue historico-politique, que le renversement du monde à l'envers puisse s'initier depuis les antipodes, et des marges de nos cités continentales...

CLICK HERE FOR ENGLISH VERSION


Copyright 2009 - BRAIN 2 BRAIN - Ivonne Citarella

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