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Da sempre la fantascienza ha avuto il compito di anticipare il futuro e forse, di prepararci a viverlo.
In qualche modo gli scrittori, spesso anche scienziati, hanno tentato di avvertirci dei rischi che avremmo potuto correre. Una sorta di libretto di istruzioni del futuro. Forse per questo, nell'immaginare e descrivere un ipotetico futuro remoto, si è sempre scelto di rappresentare la distopia, nella quale le tendenze sociali sono portate ad estremi apocalittici, piuttosto che l'utopia. Uno dei più quotati e famosi esempi di letteratura distopica è 1984 di George Orwell, che più o meno tutti conosciamo. Scritto nel 1948, immediatamente dopo la fine della seconda guerra mondiale, il romanzo ipotizza una società controllata attraverso la miseria e i divieti, dove ciascuno è tristemente isolato nel suo mondo grigio e ripetitivo.
Il modello Orwelliano, grazie anche alla risonanza ottenuta dalla bellissima versione cinematografica, ha rappresentato quello che universalmente riconosciamo come terribile possibilità di un futuro sociale.

Un rischio che, rispetto a come l'abbiamo mentalmente raffigurato, sentiamo lontano dalla nostra quotidianità, malgrado Il Grande Fratello, seppure con sembianze più familiari, sia invece diventato un elemento più che accettato nella nostra vita.

Qualche anno prima della guerra però, lo scrittore inglese Aldous Huxley, scrisse Brave New World (il Mondo Nuovo), che oggi ci appare, invece, di estrema attualità e può essere preso come spunto per riflettere sulla società attuale.

La data in cui Huxley scrive Brave New World é significativa. Siamo nel 1932, il fascismo é ormai affermato in Italia, il nazismo in Germania e il nuovo regime russo é stabilizzato: sono nate le grandi dittature che lasceranno un segno indelebile sull’uomo moderno. L’affermazione di questi regimi dà adito a interrogativi e apre questioni di carattere politico, ma anche sociale, teorico, filosofico. Lo sviluppo tecnico ha messo nelle mani dei dittatori strumenti di comunicazione potentissimi quali la radio e i quotidiani, la cui diffusione consente di far sentire la propria voce ovunque. La tecnica avanza con una velocità che sembrava inimmaginabile fino a poco tempo prima, le auto cominciano a circolare, la catena di montaggio fa il suo ingresso sulla scena industriale, l’alfabetizzazione aumenta notevolmente eppure Huxley non riesce ad essere ottimista: perché? Perché sono regimi che si sono appropriati del potere utilizzando congiuntamente la violenza e la comunicazione propagandistica. Questa non rappresentava certo una novità, ma aggiornata e adeguata ai tempi moderni, dimostrava una potenza e una capacità di persuasione temibile. Huxley é uno dei primi letterati contemporanei che compie un’analisi approfondita e fredda dello scenario che si presenta agli occhi dell’uomo comune, quello che non è attento alla realtà in cui vive, e di quello che si presenta, invece, agli occhi ironici e acuti di chi guarda un po’ più avanti. Facendo uso dell’immaginazione e dell’ironia, importantissimo strumento di analisi in possesso dell’uomo intelligente, e calcolando, sulla base di certi dati e di un certo tasso di sviluppo della tecnica, i risultati del cammino intrapreso dall’umanità, Huxley ci presenta il Mondo Nuovo, cioé quello che sarebbe diventata la Terra entro seicento anni. Tanto egli proiettava nel futuro il Mondo Nuovo.In Brave New World Revisited Huxley ci dice, con stupore e sgomento, che “nel 1931, quando scrivevo Brave New World , ero convinto che ci fosse ancora tempo, e parecchio. La società totalmente organizzata, il sistema scientifico delle caste, l’abolizione del libero arbitrio mediante il condizionamento metodico, la soggezione resa accettabile grazie alla felicità indotta chimicamente, a dosi regolari, l’ortodossia martellata in capo alla gente coi corsi notturni d’insegnamento ipnopedico: tutte cose a venire, certo, ma non nei tempi miei, e nemmeno nei tempi dei miei nipotini”. “...27 anni più tardi (...) io son molto meno ottimista di quel che non fossi quando scrivevo il Mondo Nuovo. Le mie profezie del 1931 si sono avverate assai più presto di quel che pensassi”. Quando Huxley scriveva, negli anni ‘30, il problema principale era quello del disordine, e le dittature furono, in parte, la risposta alla volontà d’ordine che regnava. A 27 anni di distanza il problema principale era diventato quello dell’ordine eccessivo e dell’organizzazione totale. Le stesse tecniche, invenzioni, risorse che davano adito a illusioni di una vita migliore nel 1931 si erano trasformate in ”forze impersonali, da noi incontrollabili, (che) paiono spingerci tutti quanti nella direzione dell’incubo del Mondo Nuovo: una spinta impersonale che i rappresentanti delle organizzazioni politiche e commerciali consapevolmente accelerano. Esse hanno perfezionato nuove tecniche per manipolare, nell’interesse di una minoranza, i pensieri e i sentimenti delle masse”. L’autore non é schierato contro la tecnica e lo sviluppo in modo aprioristico, semplicemente ne mette in luce il doppio aspetto positivo e negativo. Il primo é il più ovvio, quello a cui si fermano tutti: presenta solo i vantaggi come il miglioramento della qualità della vita, la diminuzione del lavoro manuale, le possibilità di guadagno e di sviluppo ulteriori. Il secondo aspetto é quello che interessa Huxley, e cioé il fatto che qualsiasi tipo di tecnica, sia essa industriale sia essa di comunicazione, può anche essere utilizzata contro l’uomo stesso, a favore di una piccola elite. Ad esempio, dopo la prima guerra mondiale si assiste ad un notevole sviluppo di giornali e pubblicazioni, anche in relazione all’aumento dell’alfabetizzazione; poi viene inventata la radio e tutto ciò appare all’uomo dell’epoca esclusivamente positivo. Al contrario Huxley ipotizza già l’uso di questi mezzi in negativo, tesi cioé a raggiungere determinati fini utili esclusivamente a chi gestisce gli stessi mezzi. E non si tratta solo dei mezzi di comunicazione, esempio macroscopico di come si possa influenzare un’intera popolazione, ma anche dei progressi nel campo industriale, che possono essere utilizzati o meno, esclusivamente guardando all’interesse di chi detiene il potere. In Brave New World assistiamo al colloquio finale tra il Selvaggio e il Controllore Mustapha Mond in cui quest’ultimo dice: “L’ufficio invenzioni rigurgita di progetti per risparmiare la mano d’opera. Ce n’é migliaia. E perché non li mettiamo in esecuzione? Per il bene dei lavoratori; sarebbe pura crudeltà infligger loro un riposo eccessivo...del resto noi pensiamo alla nostra stabilità, non vogliamo cambiamenti...”. Si era, infatti, tentato sperimentalmente di diminuire l’orario lavorativo, ma l’unico risultato concreto era stato un aumento di disordini e di tumulti e un corrispettivo aumento del consumo di soma, la droga sintetica dai molteplici effetti che il Governo del Mondo Nuovo distribuisce ai sudditi con regolarità. Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione, quello tecnico, quello medico, non sono positivi in sé stessi, sostiene Huxley, possono esserlo solo se utilizzati bene. Possono essere estremamente negativi se utilizzati contro l’interesse dell’uomo. Il primo passo nella difesa della libertà è costituito dall’insegnamento nelle scuole del senso critico. Ma chi é che decide i programmi scolastici che dovrebbero comprendere anche “l’educazione contro la propaganda”? Il cerchio si chiude ed é difficile uscirne. La cosa fondamentale é essere aperti, liberi di spirito ed ironici, sembra sostenere Huxley, poiché non ci si può affidare ad altre persone quando é in gioco la propria libertà personale. Ci sarebbero degli antidoti contro la minaccia di schiavitù intellettuale che si sta profilando, ma dovrebbe distribuirli proprio l’entità che più ha interesse ad accrescere il proprio potere sugli uomini liberi: lo Stato. Allora non si può contare che su sé stessi e su quell’unica parte di cui nessuno può impossessarsi: la propria anima.

In "Brave New World" si racconta di una società totalitaria in cui la vita delle persone è completamente pianificata in nome del progresso e della stabilità, dalla nascita alla morte, e in cui emozione e sentimento vengono sacrificati in favore del benessere materiale.

Un mondo suddiviso in caste geneticamente determinate (si nasce solo in vitro) e condizionate (Pavlov) ad avere certi pensieri e e certi modi di vita, in cui “l’individuo” non esiste più: le parole chiave dell’etica del mondo nuovo sono appartenenza, condivisione, vita di gruppo, pensiero di gruppo, lavoro di squadra. Ognuno è felice di appartenere alla propria classe e alla società in cui vive, essendo istruito moralmente con messaggi ipnopedici (nel sonno) sin da piccolo.

Sono azzerati i desideri, perché tutto ciò che potrebbe stimolare la passione del desiderio è a portata si mano, senza la frustrazione dell’attesa o del rifiuto: i bambini sono invitati ad esercitarsi in giochi sessuali, donne e uomini non hanno rapporti esclusivi, ma promiscui. I desideri, quando presenti, sono incanalati: tutti vengono condizionati, a seconda della casta d’appartenenza, a desiderare determinati oggetti e attività, funzionali al fiorire dell’economia e del consumismo.

Anche le emozioni sono azzerate o vissute in maniera controllata nei luoghi destinati a spettacoli o eventi comuni. Sono annullati gli affetti familiari: il rapporto madre-figlio è superato dalla generazione in vitro dei bambini, e per una donna rimanere incinta è vergogna e causa di espulsione dalla società; non esiste il matrimonio ed è proibito avere un partner solo.

Il dolore e la sofferenza non esistono: non è necessario fare i conti con la sofferenza, la tristezza, la stanchezza, la depressione, perché lo stato fornisce a tutti una droga (soma) studiata per far “stare bene” senza effetti collaterali, non esistono le malattie e il corpo è programmato per non invecchiare.

Non sono incoraggiate la conoscenza, la sperimentazione, la scoperta. Non esistono libri di letteratura, filosofia…solo manuali tecnici. La storia è stata cancellata. Nel “mondo nuovo” la gente è talmente subissata dalle informazioni che, incapace di rielaborare una simile mole di notizie, finisce col diventare passiva, con il disinteressarsi a tutto e a non ribellarsi più a niente.

Nel saggio integrativo del 1958,Ritorno al Mondo Nuovo ,

Aldous Huxley, al quale Franco Battiato ha addirittura dedicato l'album Fetus, riesamina gli scenari ipotizzati 20 anni prima, alla luce degli orientamenti scientifici e culturali degli anni 50, prevedendo una deriva totalitaria dei regimi democratici attraverso quella che definisce come una tendenza delle società moderne alla superorganizzazione. I temi trattati nel saggio sono, in dettaglio:

- la sovrappopolazione
- le maggiori prospettiva di vita per persone affette da malattie genetiche, per i progressi della medicina, e le prospettive di selezione genetica
- l'accentramento del potere economico nella grande industria e, in generale, in imprese di grandi dimensioni
- l'aumento della complessità dell'organizzazione sociale e del lavoro al crescere dello sviluppo tecnologico (superorganizzazione)
- l'utilizzo della propaganda e delle tecniche di marketing pubblicitario (che, per Huxley, trovano nel Mein Kampf una delle migliori trattazioni teoriche) utilizzate per la ricerca di consenso politico nelle dittature e il rischio di un loro utilizzo occulto all'interno di una democrazia, che ne verrebbe stravolta.
- il notevole aumento dell'offerta e dell'uso di droghe di sintesi chimica, tranquillanti e altri psicofarmaci (Huxley paventa il rischio, sotto una dittatura palese o occulta, di una somministrazione controllata di droghe e farmaci alla popolazione come metodo di controllo politico)
- il possibile utilizzo della persuasione subliminale come tecnica di manipolazione psicologica.
- il possibile utilizzo dell'ipnosi (ipnopedia) durante il sonno, come tecnica di manipolazione psicologica.

In Ritorno al Mondo Nuovo si richiama alla necessità di una legge preventiva a protezione dell'integrità psichica degli individui (per preservarli dalle manipolazioni psicologiche tramite l'uso di farmaci, droghe e persuasione subliminale) e si suggerisce il ritorno a forme meno complesse di organizzazione sociale, contro il pericolo della superorganizzazione.
Secondo Huxley i valori da utilizzare come collanti delle società umane devono essere, in qualche modo, scientificamente provabili e basarsi saldamente sui fatti. Questi valori sarebbero:

- la libertà individuale come risultato dell'unicità genetica
- la carità e la compassione come frutto del bisogno psicologico d'amore di ogni uomo
- l'intelligenza «senza la quale l'amore è impotente e la libertà irraggiungibile»

L'unicità genetica e psicologica di ogni individuo è maggiore e più determinante, per lo sviluppo del genere umano, della comunanza fra individui fondata sull'Etica Sociale, che tende, invariabilmente, alla superorganizzazione, all'attenuazione ed eliminazione delle diversità tramite le tecniche di controllo e alla imposizione di un ordine sociale fondato su ideologie.

Interessante segnalare che Ridley Scott sta lavorando ad una versione cinematografica di Brave New World .

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Brainseller Commento da Brainseller su 10 Aprile 2009 a 21:04
Grazie Zyg, mi fa molto piacere che tu lo abbia trovato interessante. Certo che andrebbe letto a scuola e credo che le ipotesi di Huxley, più che quelle di Orwell, siano davvero attualissime e alcuni segnali dovrebbero anche esserci già familiari. Le dipendenze (droghe e famaci), la biogenetica (procreazione in vitro), la passività, l'anaffettività familiare, la freddezza emozionale...mi sembrano tutti sintomi di grandi cambiamenti in atto nell'uomo e nella sua organizzazione psicologica, sociale, politica e culturale. Il mondo nuovo che stiamo creando, somiglia sempre più a quello di Huxley, e chi fatto i programmi :) lo sa.
Zygmunt Ballinger (aka MarioEs) Commento da Zygmunt Ballinger (aka MarioEs) su 10 Aprile 2009 a 19:07
Molto bello questo post di analisi del nostro futuro che è forse già presente.
L'equilibrio fra individuo e collettività è fondamentale, come è fondamentale a mio parere la voglia di stare assieme per vivere meglio assieme e non per prevalere a tutti i costi sul prossimo.
Per cui direi che i messaggi di Orwell e Huxley sono oggi più che mai attuali e dovrebbero essere due testi discussi e letti alle scuole dell'obbligo.
Ma chi fa i programmi? :-)

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