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Ieri sera il il Prof. Francesco Pizzetti, Presidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali, ha parlato ad unAcademy - l'Accademia non convenzionale della cultura digitale su SL - dei problemi dei social network legati alla privacy.

Intanto, la prima riflessione è che al di là dei contenuti affrontati è davvero lodevole la sensibilità mostrata dal Garante da un lato nei confronti di un pubblico qualificato e "selezionato", oltre che limitato numericamente, quale è quello di Second Life e dall'altro nei confronti della cultura digitale in senso lato.

La Politica dovrebbe prendere esempio.

La seconda riflessione è di tipo "provocatorio" e la rivolgo a chiunque voglia partecipare alla discussione: a vostro parere "in che senso ha senso" parlare di "privacy" su un social network?

Mi spiego meglio.

Facciamo l'esempio eclatante del SN più "cool" (hehe, così dicono) del momento: Facebook.

Se esso offre la possibilità di "mettere in piazza" tutti i propri dati, ad esempio anche le fotografie dei propri figli (ma lo si può fare anche su Flickr come ben sappiamo e su chissà quanti altri SN), quale è la tutela che deve essere offerta a chi ce li mette "volontariamente"?

Parlerei per chi usa i social network in maniera consapevole della necessità di trovare il giusto equilibrio fra "immunizzazione legale" da usi distorti dei dati (ad es. nel mondo lavorativo per chi lo cerca e per chi già lo ha) e libera espressione di chi usa tali medium.

Ma, ritengo, che la legge ed i "suggerimenti" dell'Authority devono poi sempre fare i conti con il background culturale e con i paradigmi dominanti socio-culturali: cioè, a mio avviso, non c'è immunizzazione che tenga di fronte ai pregiudizi ed ai mille "sotterfugi" che possono derivare dall'accesso ai dati in questione da parte di terzi.

Quale è la "soglia accettabile" - tra l'altro necessariamente soggettiva - di rischio, da parte di chi si espone sui social network, secondo voi in questo campo spinoso?

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Zygmunt Ballinger (aka MarioEs) Commento da Zygmunt Ballinger (aka MarioEs) su 27 Novembre 2008 a 14:13
Per i "curiosi" qui trovate il questionario di Obama in italiano.

Per quanto concerne l'aspetto socio-culturale della privacy, fermo restando che la sua normativizzazione è importantissima, osserverei in più la naturale tendenza al "pettegolezzo" dell'essere umano.

In tal senso, i social network sono una vera manna, o sbaglio? :)
Cirdan il Timoniere Commento da Cirdan il Timoniere su 27 Novembre 2008 a 12:38
E' evidente che viene trasformata... ricordi ieri il questionario di Obama? Dover dichiarare al tuo potenziale datore di lavoro se hai un social network o un blog aperto, essere valutati sulla propria dicotomia homo labor/homo sapiens. Il mio lavoro è meno valido se a casa mi vesto da donna, se sono marxista o nazista? E' una situazione assolutamente inaccettabile, per cui mi proteggo, elimino foto e nome vero. Ciò purtroppo non elimina tutti i problemi, imponderabilità e ingovernabilità regnano... finchè io e il mio datore frequentavamo i parcheggi degli scambisti ci poteva essere un gentleman agreement, adesso se frequentiamo www.socialdegliamantidelsessoconchiunque.com, si fa una stampa del mio profilo (figurati se in un sito così non metto la mia foto vera) e la tiene nel cassetto, magari quando deve scegliere chi licenziare. Il diritto all'oblio è un dannatissimo problema.
Zygmunt Ballinger (aka MarioEs) Commento da Zygmunt Ballinger (aka MarioEs) su 27 Novembre 2008 a 11:29
Intanto puoi linkare come e quando vuoi :)
Poi concordo con te: SN e privacy non sono antitetici, ci mancherebbe.
Anzi la regolamentazione dal lato dell'offerta, cioè dei proprietari dei SN, direi che è essenziale.
Il mio discorso è più di tipo socio-culturale che giuridico, però.
Mi chiedo, cioè, in che modo la "privacy" possa essere trasformata dall'uso dei SN nelle relazioni sociali, ad esempio in quelle di tipo lavorativo.
L'immunizzazione del diritto è fondamentale, ma forse il "pulsare" della vita quotidiana è sempre imponderabile e "ingovernabile", che dici?
Cirdan il Timoniere Commento da Cirdan il Timoniere su 27 Novembre 2008 a 10:53
Anche io ho parlato nel mio blog (http://kirdan.wordpress.com) della conferenza di ieri sera, mi sono permesso di linkare questo articolo.
"in che senso ha senso parlare di privacy in un SN". Già qualcun altro mi ha fatto questa domanda/obiezione. Per definizione in un SN tu condividi, cioè accetti che alcune cose di te vengano diffuse in Rete. Ma diritto alla riservatezza significa semplicemente il diritto di proteggere dallo sguardo altrui ciò che desidero, non i miei dati personali in toto. Se decido di far conoscere al mondo il mio orientamento sessuale, ciò non significa che allo stesso modo voglia diffondere il mio reddito o il mio indirizzo di casa. Quindi il SN mi deve GARANTIRE che dati che io inserisco per un discorso di identificazione (nome e cognome) rimangano all'interno del server e non vengano utilizzati per scopi diversi (che so, mailing o telefonata).
Peranto, IMHO, SN e privacy vanno tranquillamente a braccetto, l'importante è che io abbia il controllo dei dati che decido di diffondere (anche se mi rendo conto che qui nascono i problemi, perchè... verba volant, hard discus manent, il diritto all'oblio è difficile da garantire quando ogni bit viene registrato)

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