
Proprio così: l'arte del dubbio e capirete perchè.
L'incontro di ieri sera con Luca Comello ci ha introdotto nel mondo della complessità e del pensiero complesso, partendo dalla definizione di complessità attraverso degli esempi molto interessanti (ad esempio quello delle "formiche digitali" replicate al computer) e proseguendo su aspetti e concetti cruciali della complessità come l'auto-organizzazione, l' emergenza dal basso, i sistemi adattativi complessi, il secondo principio della termodinamica, i sistemi aperti ed i sistemi chiusi, i punti di discontinuità (biforcazioni all'orlo del caos), le transizioni di fase e l'approccio "try and learn".
Abbiamo capito che, in definitiva, quanto diceva Antonio Machado, ossia che il percorso si fa camminando è una bella descrizione poetica del pensiero complesso, che non offre certezze, ma anzi ci vuole "addestrare" a dubitare delle certezze e forse financo ad averne paura.
Quello che bisogna imparare ad utilizzare è un approccio multi-disciplinare e quindi sviluppare una visione della realtà che trascenda la riduzione settoriale della stessa, utilizzando un approccio sistemico in cui la causalità non è più lineare, ma circolare (società, cultura, natura, individuo, specie, cosmo).
Tutto è correlato, tutto è interdipendente (l'effetto butterfly docet), niente è certo, tutto è in divenire.
La complessità è dicotomica: può creare forti ansie sociali, culturali, politiche, individuali, ma anche opportunità incredibili e improvvisi "salti quantici" (mi piace utilizzare questa espressione di Edgar Morin).
Molto interessante il punto trattato con Luca in cui si è detto che l'estensione dei principi della complessità ai sistemi sociali è molto dibattuta per la intrinseca differenza dell' "oggetto di studio" rispetto alle discipline scientifiche, ossia l'essere umano: la complessità per eccellenza.
Ne abbiamo concluso, però, che è il metodo e l'approccio complesso hanno una validità importante per le scienze sociali, che non possono evidentemente ignorare le conquiste del pensiero tecno-scientifico, ma anzi devono cercare di integrarsi con esso.
Aggiungerei, però, che vale una condizione di reciprocità nel senso che anche il pensiero tecno-scientifico deve riconsiderare i propri paradigmi acquisiti, che dalla rivoluzione newtoniana in poi hanno trascurato diversi elementi nevralgici per una vera conoscenza: la Vita, l'importanza della coscienza e del soggetto.
Non resta che augurarsi, quindi, che un approccio di tipo complesso possa fungere da "bridge" tra due paradigmi culturali (tecno-scienza e scienze sociali) ancora fortemente, a mio avviso, dicotomici.
Luca Comello è anche autore di un bel blog,
Complessamente, in cui suggerisco di andare a bagnare i nostri neuroni di tanto in tanto :)
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